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Generazioni a confronto – Economix Liguria

Nel contesto lavorativo odierno, un tema sempre più rilevante è rappresentato dal confronto tra diverse generazioni all’interno delle aziende. L’incontro tra i valori, le aspettative e le prospettive delle diverse fasce d’età può portare a un’arricchente collaborazione, favorire l’innovazione e contribuire al successo comune.

Le aziende si trovano oggi ad affrontare una sfida importante: la gestione delle generazioni diverse presenti nel loro organico. Dall’ingresso dei millennial (nati tra gli anni ’80 e ’90) ai membri della generazione Z (nati a partire dalla metà degli anni ’90), fino alla presenza di lavoratori della generazione X (nati tra gli anni ’60 e ’80) e dei baby boomer (nati tra il 1946 e il 1964), il mix generazionale è una realtà che richiede attenzione e strategie adeguate.

Uno dei vantaggi principali di avere una forza lavoro multigenerazionale è la diversità di prospettive e competenze che ogni generazione può apportare. I lavoratori più giovani, ad esempio, possono portare nuove idee, freschezza e una conoscenza avanzata delle tecnologie digitali. Allo stesso tempo, i lavoratori più anziani hanno un’esperienza consolidata, una vasta conoscenza del settore e una prospettiva strategica che può essere preziosa per la crescita aziendale.

Tuttavia, è fondamentale comprendere che le generazioni hanno esigenze differenti. È importante evitare generalizzazioni e pregiudizi basati sull’età e creare un ambiente di lavoro inclusivo, dove ciascun individuo sia valutato per le sue competenze e il suo contributo effettivo.

Nella prima puntata della nuova Edizione di Economix Liguria si è affrontato proprio questo tema con importanti ospiti di spessore per il territorio, tra cui la nostra Selene Marone (co.-founder della Società).

Alessandra Rossi, giornalista riconosciuta e conduttrice del programma, ha permesso agli ospiti di affrontare diversi punti fondamentali del tema “Generazioni a confronto”, partendo da Marco Romussi, responsabile area relazioni industriali per Confindustria Genova, che ha approfondito le possibili conseguenze del contesto demografico sul mondo del lavoro.

“Ci troviamo in una situazione credo unica fino ad oggi – afferma Romussi – perché vediamo coesistere all’interno delle aziende ben quattro generazioni diverse. Le aziende devono attrezzarsi adeguatamente, cambiando anche radicalmente, soprattutto con riferimento a quello che è il nostro territorio, quelli che sono le loro abitudini, soprattutto di gestione del personale.”

“È importante anche l’interscambio fra le varie competenze, perché la generazione X si porta dietro un importante bagaglio di esperienza, mentre quelle più giovani, millennials soprattutto, fanno la differenza in campo digitale.”
Come avviene questo passaggio di competenze?

Secondo Marco Romussi ci sono due modalità principali: la trasmissione personale delle esperienze e, un tipo di comunicazione più vicina ai giovani, tramite corsi di formazione.

Qui interviene Elisabetta Fegino, co-founder di Axia Formazione e Consulenza, affermando che la formazione può essere un importante veicolo per la condivisione delle competenze per le giovani generazioni. “Ci occupiamo dell’orientamento dei più giovani, ma anche di corsi di formazione per ragazzi di età compresa tra i 18 e i 35 anni con possibilità di inserimento nel mondo del lavoro in stage, però questa attività potrebbe essere più efficace tramite una maggiore sinergia con i Centri per l’Impiego – continua Elisabetta – Ci darebbe maggiore visibilità e una maggiore conoscenza dei profili attualmente alla ricerca di occupazione.”

Un altro aspetto fondamentale è “dare una chance al futuro” per questo Gianluca Caffaratti, Presidente di AIDP Liguria, afferma che in questo delicato passaggio di competenze è importante non giudicare i giovani, perché la loro generazione deve essere ascoltata e accolta.

“Le Aziende devono imparare a convivere con queste nuove generazioni e sfruttare le differenze per trasformarle in opportunità”

Oggi per la Gen Z un contratto a Tempo Indeterminato non ha lo stesso appeal di un tempo e competenze informatiche e linguistiche, che in passato erano difficili da trovare, oggi sono conoscenza basilari.

Questo processo di cambiamento, però obbliga le Aziende ad adattarsi ai candidati in tutte le fasi della gestione delle Risorse Umane, dalla selezione al welfare aziendale, per mantenerle e farle crescere in azienda.

“Per creare questo match tra domanda e offerta, quali sono le soluzioni?” chiede Alessandra Rossi a Selene Marone, co-fondatrice di Waddi Srl.

“Sicuramente non si può fare un discorso generico, perché ogni Azienda ha le sue esigenze e ci confrontiamo anche con diverse mansioni – afferma Selene – Infatti, i corsi di formazione hanno diversi limiti per requisiti di età o non soddisfano bisogni di persone alla ricerca di un miglioramento della loro situazione professionale”.

“I social oggi ricoprono un aspetto fondamentale nella ricerca del personale – continua Selene – e spesso ci troviamo ad affrontare questo argomento con le realtà del territorio perché il recruiting è cambiato. Bisogna curare i canali social perché il candidato è alla ricerca di informazioni sull’Azienda, non basta più una descrizione del profilo ricercato, ma le risorse valutano anche i valori aziendali per condividerli e sposare una missione, oppure una migliore work life balance grazie alla possibilità di smart working.”

In merito a quest’ultimo tema, strumento utilizzato per necessità in periodo di pandemia, Selene Marone prosegue affermando che è un modo per far entrare il lavoro nella vita personale, quindi c’è la necessità di migliorare la flessibilità, anche a fronte di una logistica nei trasporti non funzionale sul nostro territorio. “Lo smart working ci permette di allargare le selezioni sul territorio, difatti dovessi chiedere ad un candidato residente in provincia di Savona, di lavorare a Genova 5 giorni su 5 non sarebbe fattibile, mentre raggiungere la sede aziendale un paio di volte a settimana certamente sarebbe più funzionale”.

Luca Barigione, Presidente Federmanager Liguria, interviene in merito ai futuri manager.

“Essere manager significa voler imprimere la propria impronta anche nel tessuto socio-economico in cui siamo inseriti. Il lavoro si porta nella vita privata perché il manager si identifica nel valore dell’azienda, per questo è la realtà stessa che deve farsi parte attiva nell’ascolto della persona che ha davanti”

In chiusura della puntata Marco Romussi ribadisce che la trasmissione delle competenze deve necessariamente partire dalla classe dirigenziale per permettere una continuità nel processo di vita aziendale.

Waddi Srl è stata fondata anche per trovare soluzioni alle attuali problematiche del mondo del lavoro e ce ne parla Clio Basso, co-fondatrice della società.

“Il nostro obiettivo è ingaggiarci con le realtà aziendali del territorio per accogliere le loro esigenze e avvicinarle al contesto lavorativo, creando servizi cuciti su misura.

Noi di Waddi abbiamo creato un servizio ad hoc per il social recruiting e, a stretto contatto con il team marketing dell’azienda, andiamo a creare una comunicazione efficace anche per la talent acquisition”

I candidati devo sentirsi rappresentati dalla loro professione e dal sistema valoriale dell’azienda per cui operano, per questo motivo la condivisione è importante.

“Andiamo ad operare sui canali più conosciuti, come Linkedin, Facebook e Instagram per mostrare momenti di vita aziendale e raccontare storie di successo”

Come lo facciamo?

Ingaggiandoci con aziende e candidati per soddisfare le esigenze di entrambe le parti attive nel processo di selezione. Non a caso Waddi è il nome della nostra Società, proviene dal franco antico e la traduzione è “ingaggio”.

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